Nord Stream AG, il consorzio proprietario del gasdotto Nord Stream 2, controllato da Gazprom, ha intentato causa contro l’Unione europea, chiedendo l’annullamento della graduale eliminazione delle importazioni di gas dalla Russia. A gennaio 2026, infatti, dopo quasi quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione europea ha dato l’approvazione definitiva al divieto di importazione di gas russo (Regolamento (UE) 2026/261) entro la fine del 2027, rendendo legalmente vincolante la promessa di interrompere i rapporti con il loro ex principale fornitore.

Prima del suo sabotaggio, il sistema Nord Stream era costituito da due gasdotti doppi, Nord Stream 1 (NS1) e Nord Stream 2 (NS2), costruiti dalla società statale russa Gazprom per fornire fino a 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno attraverso il Mar Baltico alla Germania. Si tratta di quattro condotte in acciaio lunghe circa 1.200 km a una profondità di 80-110 metri. Dei due gasdotti, l’NS1 era entrato in funzione nel 2012, l’NS2 non è mai stato messo in funzione, dopo essere stato completato nel 2021, poiché la Germania ha annullato l’approvazione pochi giorni prima dell’invasione russa dell’Ucraina. Il divieto approvato dall’UE ha bloccato la prospettiva di riattivare il sistema Nord Stream.

A settembre 2022, infatti, delle esplosioni hanno danneggiato tre dei quattro gasdotti NS. I sismologi svedesi hanno registrato diverse esplosioni al largo dell’isola danese di Bornholm che hanno provocato il rilascio nell’atmosfera di pennacchi di metano. Circa 800 milioni di metri cubi di gas, tre mesi di consumo di gas della Danimarca, sono fuoriusciti.

Nessuno si è assunto la responsabilità dell’accaduto: secondo Reuters, la Russia ha accusato l’Ucraina e anche Danimarca e Svezia hanno concluso che si trattava di un atto di sabotaggio, chiudendo le indagini nel 2024 senza sospetti. Le indagini condotte  dal New York Times hanno indicato che dietro l’attentato si celava un gruppo filo-ucraino.

In una causa contro Parlamento e Consiglio, Nord Stream 2 AG chiede l’annullamento del divieto imposto dall’UE, sostenendo che tale divieto equivale di fatto al sequestro del gasdotto e pertanto viola il diritto di proprietà del ricorrente. Nella causa si legge che “il ricorrente sostiene che il regolamento lo priva di fatto dell’opportunità di utilizzare commercialmente il suo gasdotto. Ciò costituisce un’espropriazione di fatto senza prevedere alcun risarcimento (…) la misura è sproporzionata e non tiene in debito conto i suoi interessi economici”. Gazprom non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. Anche i portavoce del Parlamento europeo e del Consiglio dell’UE, a cui è indirizzata la causa, hanno rifiutato di commentare.

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Nella causa, inoltre, Nord Stream 2 AG sostiene che il regolamento impugnato si basi su basi giuridiche errate e si tratti in realtà di una misura assimilabile a una sanzione, che richiede l’approvazione di tutti i paesi dell’Unione Europea. Questo fatto rende di fatto nullo il regolamento. Ciò rientra anche nello sviamento di potere, poiché il ricorrente sostiene che le istituzioni europee abbiano scelto la procedura legislativa ordinaria al fine di eludere i requisiti previsti dalla legislazione in materia di sanzioni.

La legge europea sul divieto di importazione del gas russo è stata approvata con astensione della Bulgaria e voti contrari di Slovacchia e Ungheria, ancora fortemente dipendenti dal fornitore russo. Secondo la legge, l’Unione Europea si impegna a interrompere le importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) dalla Russia entro la fine del 2026 e le importazioni di gas tramite gasdotto entro il 30 settembre 2027, con possibile posticipazione al primo novembre 2027. Il Regolamento affida ad ogni Stato Membro il compito di elaborare un piano nazionale di diversificazione del gas naturale

Dall’inizio della guerra, la dipendenza dell’UE dal gas russo è diminuita dal 45% delle importazioni totali al 12% nel 2025. Lo scorso anno la Norvegia è stata il principale fornitore di gas all’UE, apportando quasi un terzo di tutte le importazioni di gas. Per quanto riguarda invece il GNL, gli Stati Uniti sono stati il principale fornitore, rappresentando quasi il 58% delle importazioni totali.

Articolo scritto da Maria Vittoria Braschi

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